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Campo di Marco, dopo la protesta appello alle Istituzioni

Un gruppo di cittadini con il sostegno del Comitato delle associazioni per la Pace e i Diritti Umani di Rovereto rilancia un duplice appello alle istituzioni e alla società civile affinché rinnovino l’impegno a garantire a queste persone una quotidianità dignitosa che faccia da ponte verso un futuro di integrazione, nell’interesse non solo dei diretti interessati, ma anche e soprattutto della comunità tutta. Si aggiunge una lettera di Paolo Rosà e il richiamo di padre Alex Zanotelli. Ci aspettiamo una nuova organizzazione da parte delle Istituzioni.

Lettera aperta alle Istituzioni e alle persone che hanno a cuore il rispetto dei diritti umani

La protesta del 3 gennaio dei richiedenti asilo che risiedono al campo di Marco solleva la questione importante delle condizioni abitative in cui si trovano queste persone. In quanto volontari impegnati a vario titolo in attività volte all’integrazione dei richiedenti asilo accolti nel campo di Marco e in altre strutture di accoglienza a Rovereto e a Trento, sentiamo il dovere di contribuire ad un dibattito informato su questo tema.

Alcuni di noi conoscono la situazione del campo di Marco per aver svolto attività nella struttura, altri grazie ai racconti dei ragazzi che vi risiedono. Il quadro che ne emerge è quello di una situazione disagiata per molteplici ragioni, tra le quali il freddo dei container, la difficoltà ad accedere a servizi basilari per l’igiene personale (ad esempio il bucato), la convivenza forzata in un luogo molto affollato e la difficoltà di pianificazione del proprio futuro (dovuta al fatto che la permanenza nel campo dovrebbe essere temporanea, ma in molti casi si potrae per mesi, fino in alcuni casi a superare l’anno e mezzo.) A questi fattori si aggiunge la difficoltà di risiedere in una zona isolata dal resto della comunità.

I richiedenti asilo accolti in Trentino sono, in teoria, già beneficiari di un ‘pacchetto’ non piccolo di servizi: hanno un tetto sopra la testa, cibo, corsi di italiano e sanità gratuiti. La loro richiesta di un miglioramento di questi servizi non è però né un segno di ingratitudine verso la comunità che li ha accolti, né una pretesa fuori luogo di lussi e comodità. Condizioni di vita confortevoli non sono infatti un lusso, ma condizione necessaria per potersi costruire un futuro libero e dignitoso in una nuova terra.

Per questo sosteniamo e condividiamo le ragioni della protesta, e lanciamo un duplice appello alle istituzioni e alla società civile affinché rinnovino l’impegno a garantire a queste persone una quotidianità dignitosa che faccia da ponte verso un futuro di integrazione, nell’interesse non solo dei diretti interessati, ma anche e soprattutto della comunità tutta.

Alessandra d’Amore

Marzia Bona

Associazione Brave New Alps

Marco Cimonetti (ATAS Onlus)

Chiara Cont

Giorgio Marinato (CIMeC)

Marco Pagani (Istituto Italiano di Tecnologia)

Martina Puppi (CIMeC)

Paolo Rosà

Giovanna Sighele

Silvia Valduga

Matteo Zadra

Leah Mercanti

Kaela Venuto

Nicole Corritore

Nicholas Menghi

Andrea Trentini

Comitato delle associazioni per la Pace e i Diritti Umani di Rovereto
per adesioni è possibile inviare un email all’indirizzo  roveretopace@gmail.com

 


ERO STRANIERO E MI AVETE ACCOLTO

Non ci sono blocchi navali, muri, operazioni militari che possano fermare milioni di

persone che fuggono da persecuzioni, guerre, schiavitù, condizioni di vita disumane,

di sfruttamento, oppure perchè espropriate delle risorse: terra, acqua, cibo

necessarie a provvedere alla propria sopravvivenza.

E’ una enorme stupidaggine pensare fermare con le minacce, i respingimenti, o

di pattugliare tutte le coste del Nord Africa e Medio Oriente, dal Marocco alla

Turchia, mettere sotto controllo militare tutto il territorio del Sahara, Medio oriente, ecc. con la probabilità di aumentare ed estendere nuove guerre.

Tutti affermano che nel medio e lungo periodo devono essere fatte scelte volte a

promuovere condizioni di vita dignitose nei paesi di origine. Ma qui le proposte

dei paesi europei sono di tipo neocoloniale, simili a quelle che hanno fin qui fallito e aggravato sempre più le condizioni di milioni di persone. Al contrario dovrebbero cambiare radicalmente i rapporti finanziari e commerciali: “dumping”, “land grabbing” e di sfruttamento delle risorse naturali, ma questo nuocerebbe lo standard di vita degli abitanti dei paesi più ricchi.

Le organizzazioni non governative di tutto il mondo e chi ha esperienza nella

cooperazione internazionale da decenni denunciano gli scambi iniqui negli accordi

commerciali, gli accordi di libero commercio imposti dall’Europa alle ex colonie, i

finanziamenti orientati a salvaguardare e promuovere solo gli interessi dei paesi

ricchi, con la complicità di clan, elites, governanti compiacenti e spesso corrotti o

venduti.

Da decenni milioni di persone in ogni angolo del mondo auspicano che venga

attuato un embargo al commercio delle armi, impedito alle banche di finanziarlo,

imposti codici etici e trasparenza su ogni filiera produttiva, ma sono inascoltate.

Allora che fare? Nell’emergenza cerchiamo almeno personalmente di rimanere umani, rendendo possibili soluzioni orientate alla ricerca di corridoi umanitari e attivare progetti di accoglienza, di solidarietà e accompagnamento nei nostri paesi, nella ricerca di soddisfare i bisogni essenziali nel rispetto della dignità umana.

Paolo Rosà per il Comitato delle associazioni per la Pace e i Diritti Umani di Rovereto


ARTICOLO che racconta la condizione di vita dei profughi – quotidiano Il Trentino

 

ROVERETO. Un centinaio dei 234 profughi ospiti al campo di Marco ieri mattina ha bloccato i cancelli, impedendo agli operatori (di notte resta solo un presidio di guardia) di entrare. In pochi, ingenui cartelli le ragioni di un malessere diventato insopportabile: «Basta trattare male», «Noi siamo stanchi dobbiamo andare non abbiamo parole non dire delle bugie» e, forse il più efficace di tutti: «Siamo uguale».

A far capire bene la loro disperazione, però, è la “visita” ai loro alloggi. Una doppia fila di container. In uno ci sono i servizi: docce e turche. L’acqua calda c’è ma l’impianto è debole: due docce, poi bisogna aspettare. Negli altri letti a castello di legno. Ovunque stracci e coperte appesi in qualche modo per creare un minimo di privacy.

In ogni container, allineati in due file, vivono dai 12 ai 14 ragazzi. Tutti tra i 20 e 30 anni, arrivati dall’Africa via Lampedusa. Dal barcone al centro di accoglienza sull’isola, da là al Trentino e al centro Fersina, poi da lì a Marco. Si sono fermati qua. È lo stesso La Spada di Cinformi a chiarire da quanto. Per la “seconda accoglienza”, cioè la sistemazione in abitazioni vere, si segue la lista di arrivo. Le donne con bambini hanno la precedenza, ma a Marco sono tutti giovani maschi. E la lista “ordinaria”, la loro, ad oggi si è fermata a chi è arrivato nel giugno 2016. Quindi sono tutti a Marco dal luglio 2016. È il loro secondo inverno qua.

Il freddo si sente. Se ne lamentano, come si lamentano del cibo («mangiare male»), dell’acqua («bere da rubinetti dei cessi»), di quelle che vivono come vessazioni: «Da sei mesi non mi danno nemmeno un euro perché ho fatto una lite. Non posso nemmeno fumare. Non posso fare niente».

Ma il problema verò è l’assuluta carenza di prospettive e di certezze. Davanti ai cancelli ieri mattina gridavano a slogan due parole: «Basta» e «Libertà». Si spiegano benissimo da sole e da sole spiegano come si sentano: reclusi ed esasperati dall’assenza di certezze. Ridotti ad una vita che non è vita ma attesa.


“Non possiamo lasciare i profughi nelle gabbie”

La denuncia di padre Alex Zanotelli dopo  la visita al campo di accoglienza di Marco

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“Dopo la protesta non è cambiato nulla. Deve essere la politica ad assumersi le proprie responsabilità e ad intervenire subito”. Padre Alex Zanotelli, missionario comboniano protagonista di molte battaglie in difesa dei più deboli, ieri è tornato al campo di accoglienza di Marco dopo la protesta di mercoledì.

“Non è stato fatto minimamente nulla come mi è stato detto e come ho potuto verificare. Sono rimasto molto perplesso – afferma padre Zanotelli – dal commento dell’assessore provinciale Luca Zeni quando ha parlato di questa gente che sta cercando comfort. Ma si rende conto della situazione in cui vivono ammassate queste persone? E’ incredibile questo ingabbiamento, perché questi container sono delle vere gabbie in ognuna delle quali vivono 16 persone. Un sovraffollamento illegale”.

ARTICOLO che racconta la condizione di vita dei profughi – quotidiano Il Trentino

 

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