Difesa europea: valutazioni da Berlino

Nell’ambito della Presidenza tedesca del Consiglio dell’Unione europea, il 24 maggio 2007 l’Ambasciata tedesca e il Centro Alti Studi per la Difesa (CASD) hanno organizzato presso il CASD a Roma una Conferenza sulla politica europea di sicurezza e difesa e particolarmente sull’approccio tedesco in questa materia.

 

 

 

 

La conferenza si inserisce nel contesto dell’attuale discussione su un rafforzamento della politica comune di sicurezza e difesa e sul concetto di sicurezza allargato. Dopo gli interventi del Comandante del CASD e dell’Ambasciatore tedesco Michael H. Gerdts, il Presidente del Centro Federale di studi sulla politica di sicurezza, Dr. Rudolf Adam, e il Colonnello Andreas Berg dello Stato Maggiore della Difesa del Ministero Federale della Difesa hanno esposto le riflessioni tedesche sulla difesa europea. Ha preceduto la Conferenza la consegna da parte dell’Ambasciatore Gerdts della Croce d’onore della Bundeswehr ai Generali italiani Mauro Del Vecchio e Giuseppino Vaccino per l’impegno dimostrato nelle missioni in Afghanistan e Bosnia. Rudolf Adam ha evidenziato come “complessivamente i Paesi membri dell’Unione europea hanno circa due milioni di soldati nelle proprie Forze armate: più della Russia (1,2 milioni) e degli Stati Uniti (1,5 milioni).

 

Una forza che si avvicina a quella dell’Esercito di liberazione della Cina popolare, che conta al momento circa 2,2 milioni d’unità. E tuttavia, pur con queste forze, l’Ue ha grandi difficoltà a schierarne in campo cinquantamila”.Varie sono le ragioni alla base delle “difficoltà” evocate da Adam: il fatto che la Pesd sia apparsa tardi all’orizzonte delle problematiche comunitarie (“per oltre 40 anni non si sono viste divise nei palazzi delle istituzioni europee a Bruxelles”), e le limitate risorse che l’UE ha finora dedicato a un progetto di difesa comune. “Complessivamente – ha spiegato Adam – la spesa dei Paesi Ue per la difesa è pari al 40 per cento di quella statunitense. E si stima che la loro attuale capacità d’azione militare sia circa il dieci per cento di quella USA. Uno squilibrio che deve essere corretto: non si tratta soltanto di una carenza di influenza militare. È anche il risultato di una carenza di influenza politica e della nostra capacità di determinare gli eventi in base alle nostre prospettive.

 

Una rapida descrizione di quali siano le origini politiche di queste difficoltà l’ha fornita il colonnello Berg, il secondo relatore inviato dal governo di Berlino: i partner Ue non sono al momento in grado di esprimere una volontà comune rispetto agli obiettivi della Pesd e neanche rispetto ai tempi e al grado di profondità del processo di integrazione fra le varie strutture nazionali.

 

Quanto in effetti ideale e reale siano da questo punto di vista distanti, lo ha dimostrato in un certo senso lo stesso incontro di ieri, nel corso del quale non sono mancati gli interventi critici di esponenti delle forze armate britanniche e canadesi soprattutto a proposito di Afghanistan, dove vari Paesi europei – fra cui l’Italia e la Germania – rifiutano di farsi coinvolgere in operazioni di guerra lasciando ad altri i compiti di prima linea.

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