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In memoria di Adan, ragazzino disabile curdo-iracheno morto a Bolzano

Riceviamo con le richiesta di diffusione da Vincenzo Passerini, presidente del Cnca del Trentino Alto Adige (Coordinamento nazionale delle Comnunità di accoglienza) questa presa di posizione forte sulla vicenda del piccolo Adan, il ragazzino curdo-iracheno di tredici anni sulla sedia a rotelle morto all’ospedale di Bolzano.

E’ possibile aderire alla petizione promossa da Il Gioco degli Specchi che sarà consegnata  a:

  • Arno Kompatscher Presidente Regione Trentino alto Adige/Süd Tirol
  • Ugo Rossi, Vicepresidente
  • don Lauro Tisi
  • don Ivo Muser

 

 

Comunicato stampa –lunedì 9 ottobre 2017-ore 11.00

LA MORTE DI ADAN

13 anni, disabile, non accolto in una terra ricca

e che si vanta della propria solidarietà

Per quattro giorni Adan, un ragazzino iracheno costretto dalla distrofia muscolare a vivere in carrozzina, arrivato con i genitori e tre fratellini più piccoli a Bolzano perché rifiutato dalla Svezia (paese una volta civile), non ha trovato una struttura in cui essere accolto in attesa che si facessero tutte le pratiche che si richiedono ai profughi. Adan è morto per le complicazioni seguite a una operazione agli arti inferiori dopo una caduta dalla sedia a rotelle.

Perché non è stato accolto? Perché bisognava verificare se rientrava nei casi previsti da una circolare della Provincia autonoma di Bolzano. Una vergogna che mette sotto accusa un sistema che è incapace di accogliere i più deboli e i più fragili. Questa morte è un terribile atto di accusa nei confronti di una terra ricca e che si vanta della propria solidarietà. E che una volta, come la Svezia, era una terra civile.

Un sistema di accoglienza umano deve sempre trovare un posto per un ragazzino disabile, i suoi fratellini e i suoi genitori. Non lasciarli per strada per quattro giorni. Se le regole della Provincia impediscono l’accoglienza, queste regole sono disumane e vanno cambiate. Le proteste dei mesi scorsi da parte di tante persone e organizzazioni sociali contro queste sciagurate regole non hanno ottenuto alcun risultato.

Questa episodio atroce, non può lasciare le cose come prima. Né nelle persone, né nelle istituzioni. Ci vuole sempre la tragedia per cambiare delle regole disumane?

La questione tocca anche il Trentino. In particolare a Trento città, dove ci sono alcune decine di profughi che non sono accolti da nessuno e che vivono in condizioni disumane in ricoveri di fortuna (come all’ex S.Chiara) perché non rientrano nei casi di accoglienza previsti. Si va verso la stagione fredda. Dobbiamo aspettare una qualche tragedia anche a Trento perché si scuotano le coscienze e le istituzioni?

Vincenzo Passerini

Presidente della federazione del Trentino-Alto Adige

del Cnca (Coordinamento nazionale comunità di accoglienza)

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