Azione diretta nonviolenta – Campo di formazione teorico-pratica 9-13 agosto

La Rete Lilliput di Vicenza insieme al Coordinamento dei comitati dei cittadini, alle Famiglie per la pace, propongono un campo di formazione e azione sulla nonviolenza e sull’azione diretta nonviolenta. Questa esperienza si inserisce tra le azioni e le iniziative di resistenza al progetto della nuova base americana a Vicenza e ad esso farà riferimento nei suoi contenuti. (altro…)

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“Il governo ci ha deluso”, Tavola della Pace

Più impegno per il disarmo.

Chiediamo:

– l’apertura di un tavolo di confronto tra il Ministero della Difesa e le organizzazioni della società civile e gli Enti Locali impegnati per la pace e la sicurezza umana;
– di agire per dare concreta attuazione all’approccio della sicurezza umana nelle “missioni di pace” e di promuovere l’istituzione della infrastruttura europea dei corpi civili di pace;
– più risorse economiche per permettere a tutti i giovani interessati di svolgere il servizio civile nazionale;
– la riapertura della discussione sul progetto di costruzione della nuova base americana di Vicenza e sulla partecipazione italiana alla costruzione del caccia F-35 Joint Strike Fighter;
– avviare subito l’organizzazione della Conferenza nazionale sulle servitù militari;
– la riduzione delle spese militari e del personale delle FFAA, della produzione e del commercio delle armi italiane;
– di opporsi al progetto americano di Scudo spaziale;
– di promuovere l’eliminazione di tutte le armi nucleari ancora presenti in Italia, in Europa e in Medio Oriente. (altro…)

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Quadro su ‘Italia e disarmo’ di Manlio Dinucci

Con la Finanziaria 2007, la spesa militare italiana è stata portata a oltre 21 miliardi di euro, equivalenti a oltre 27 miliardi di dollari, consolidando il settimo posto mondiale dell’Italia tra i paesi con le maggiori spese militari.
Vi sono per di più altre voci di carattere militare nascoste nelle pieghe del bilancio: tra queste, un esborso di circa mezzo miliardo di dollari per la manutenzione delle basi Usa in Italia; un altro, non quantificabile, per i programmi previsti dall’accordo militare italo-israeliano (Legge n. 94 / 2005).
Penso sia molto importante continuare a denunciare questa scelta, in quanto essa grava sulla maggioranza dei cittadini, soprattutto su quelli in condizioni più disagiate.

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Disarmo e riconversione, vogliamo deciderci?

L’intervista a Gianni Alioti (Fim-Cisl) sulla riconversione dell’industria bellica apparsa su il manifesto del 20 giugno scorso mette in evidenza un elemento estremamente critico in vista della discussione del prossimo Dpef, ovvero il rapporto tra politiche industriali, produttive e spesa militare. Nel 2006 i dati del Sipri confermano la forte ripresa dell’esportazione militare italiana già segnalata dalla recente relazione della Presidenza del consiglio sull’export di armi che riporta, per il 2006, commesse e autorizzazioni per oltre 2,1 miliardi di euro.

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Un documentario-inchiesta prodotto dal basso

Un documentario inchiesta

 

La notizia
Nel febbraio del 2005 il Natural Resources Defense Council, Washington D.C., pubblica il rapporto “U.S. Nuclear Weapons in Europe”, sulle armi nucleari USA presenti in Europa. In Italia viene segnalata la presenza di 90 ordigni nucleari nelle basi di Ghedi (BS) e Aviano (PN). Un sondaggio di Greenpeace rivela che il 70% degli italiani non sa nulla della presenza di bombe atomiche sul suolo nazionale.

Cinque pacifisti di Pordenone, su sollecitazione dell’associazione internazionale IALANA (Giuristi contro le armi nucleari), e con l’intervento del Comitato Via le Bombe, hanno citato in giudizio il dipartimento della difesa degli Stati Uniti d’America. L’atto di citazione, presentato al Tribunale Civile di Pordenone, chiede al Giudice di dichiarare che la presenza delle armi nucleari nella Base di Aviano è illecita, in quanto dannosa per la popolazione e perché viola il Trattato di Non Proliferazione Nucleare. (altro…)

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Control Arms: 80 governi partecipano alla consultazione, sostegno di Ban Ki Moon

Control Arms 80 governi
La campagna Control Arms ha annunciato con grande soddisfazione una significativa notizia: oltre 80 governi hanno partecipato al processo di consultazione, avviato dalle Nazioni Unite, riguardante il Trattato sul commercio delle armi. Lo scorso dicembre, con un voto storico giunto al termine di tre anni di mobilitazione della campagna Control Arms, l’Assemblea generale dell’Onu aveva dato il via ai lavori sul Trattato, approvando una risoluzione con 153 voti a favore, il voto contrario degli Stati Uniti e 24 astensioni.
“Il commercio di armi è attualmente privo di regole globali: il Trattato istituirebbe standard comuni che potrebbero salvare migliaia di vite umane e chiamare a rispondere del proprio operato coloro che commerciano armi in modo irresponsabile” – scrivono i promotori della Campagna (Oxfam International, Amnesty International e Iansa ) che in Italia è sostenuta dalla Sezione Italiana di Amnesty e da Rete italiana per il disarmo.

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Nel mondo: tutti armati fino ai denti

E un vero e proprio boom. Che turba molte coscienze. E che sa d’antico, dal momento che riporta indietro le lancette del tempo all’epoca della guerra fredda. Il mondo riempie i propri arsenali investendo fiumi di denaro. Nel 2006 le spese militari sono cresciute del 3,5 per cento rispetto all’anno precedente, raggiungendo la cifra record di 1.204 miliardi di dollari. La spesa media pro capite risulta aumentata a sua volta, passando da 173 dollari (2005) a 184 dollari (2006). (altro…)

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