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60° Dichiarazione Diritti Universali
Il 10 dicembre 1948, l’Assemblea Generale delle Nazioni Unite proclamava la Dichiarazione Universale dei Diritti Umani. Per la prima volta nella storia dell’umanità, era stato prodotto un documento che riguardava tutte le persone del mondo, senza distinzioni. Per la prima volta veniva scritto che esistono diritti di cui ogni essere umano deve poter godere per la sola ragione di essere al mondo.
Eppure in questi ultimi sessant’anni siamo stati testimoni di manifestazioni gravissime, contrarie alla Dichiarazione Universale. Si sono combattute più di 150 guerre con milioni di morti e di rifugiati. Abbiamo assistito alla barbara soppressione dei più fondamentali diritti dei popoli e delle persone. Ancora oggi a milioni si muore per fame.

A partire dal 2001, nel mondo si è verificato un nuovo assalto ai diritti umani (torture, sparizioni, arresti arbitrari, detenzioni senza processo, legislazioni inique...): una “guerra al terrore”, con il pretesto della sicurezza globale.

In realtà, il profondo disprezzo per i fondamentali diritti - emerso dalle immagini delle torture nel carcere iracheno di Abu Ghraib o dallo scandalo europeo delle rendition (trasferimenti aerei illegali di persone sospettate di terrorismo, destinate a centri di tortura) -, sta trasformando il mondo in un luogo sempre meno sicuro, in una "fabbrica del rancore" in cui disperazione, frustrazione, rabbia e intolleranza rischiano di produrre effetti micidiali.

La “guerra al terrore”, inoltre, ha fornito un'ef¬ficace cortina fumogena ai governi per legalizzare detenzio¬ni arbitrarie, torture, processi iniqui, soppressione del dissenso politico e persecuzione etnica, nel silenzio della comunità internazionale.

Questa "guerra" fa anche altre vittime. I conflitti dimenticati del mondo sono proseguiti con maggiore brutalità, come nella regione del Darfur e nei Territori Occupati palestinesi.

Anche nel nostro paese assistiamo ad una fase di involuzione democratica e culturale. Sono sempre più frequenti gli episodi di intolleranza nei confronti degli immigrati e le espressioni di gretto egoismo e di chiusura localistica. Anche nelle nostre città e nelle nostre valli la paura del diverso, instillata spesso per motivi strumentalmente politici, offusca la tradizionale cultura dell’ospitalità e del rispetto per tutti gli esseri umani.



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